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Tra Ucraina, Draghi e altro, speranza e timori di un ritorno della volatilità

Marzo, mese cruciale per i destini dei mercati finanziari, venti di guerra, preoccupazione per una ripresa che non arriva, anche nel 2014 le idi di Marzo sembrano avvicinarsi.

Economia Europa
02 marzo 2014, ore 22:57
2 commenti

Russia1Le idi di marzo, sono loro da anni a scandire il tempo sui mercati finanziari, da anni oramai è nel terzo mese dell’anno che i sogni di molti investitori vengono frustrati e ridimensionati, mentre per altri comincia il monitoraggio per capire quanto profonda sarà la correzione.

 

Anche in questo 2014, sembra che fattori provenienti da campi diversi, stiano convergendo per cercare di scalfire la lunga corsa delle quotazioni siano queste a livello azionario o obbligazionario.

 

Correzione che per entrambi i mercati, visti gli eccessi a cui sono giunti, rispetto alla crescita economica praticamente nulla, potrebbe rilevarsi solo ed unicamente salutare.

 

Spiace per chi sta entrando o è appena entrato sul mercato, ma non è detto che la nostra preoccupazione si debba per forza rilevare corretta, certo è da molto tempo che continuiamo a predicare prudenza.

 

Ora dopo le parole di Draghi della scorsa settimana, in cui chiariva come la BCE non possa sostituirsi ai governi e che la tendenza ribassista dell’inflazione se sorretta per lungo periodo non farebbe certo bene alla ripresa economica.

 

Mentre assistiamo al ritorno di venti di guerra che spazzano l’Europa dell’est, provocando forti tormenti per ciò che potrebbe essere, vista la posizione strategica della zona in cui la crisi si sta alimentando.

 

Non sembra azzardato, anche alla luce delle indicazioni grafiche dei mercati, pensare che si stia avvicinando il momento in cui qualcosa potrebbe cambiare le nostre oramai consolidate abitudini finanziarie, scompigliando il campo.

 

Di certo una nuova recrudescenza della volatilità dovrebbe colpire in primis l’azionario, almeno questo è ciò che racconta la storia.

 

Non si può comunque esimersi dal ricordare, come l’anno passato di questi tempi ha iniziato a farsi sentire la correzione valutaria, che ad oggi sembra solo essersi temporaneamente arrestata.

 

Un nuovo fronte di guerra, nel settore dell’Est europeo potrebbe riportare sfiducia su quei mercati socialmente e politicamente esposti ai tumulti popolari o religiosi, rimettendo in discussione la solidità e l’affidabilità dei maggiori mercati emergenti.

 

Il tutto, a favore di mercati, come quelli sud americani che negli ultimi mesi, complici i catastrofismi mediatici e la paure di nuovi scenari da default, hanno subito una fase di ridimensionamento.

 

Diciamo che si potrebbe assistere ad un riequilibrio tra zone e valute emergenti, con uniche eccezioni per aree geografiche, che grazie alla vicinanza con l’est europeo, potrebbero tornare ancora sotto mira di una speculazione sempre pronta ad approfittare di momenti d’incertezza come questo

 

Non si dovrebbe quindi temere un “crollo” generalizzato, ma più settoriale, per aree geografiche e per settori di mercato, ovviamente in questo caso l’energetico sopra tutti.

 

Difficile ad oggi capire quanto, come e quando, una profonda correzione possa prendere piede, è ancora troppo presto, la situazione non è ancora ben definita, e sinceramente immaginare uno scenario di guerra che si porti dietro grandi blocchi politici sembra un’assurdità, anche se purtroppo va sottolineato come l’assurdità ci stia accompagnando giorno per giorno da anni.

 

Un anno fà partiva la correzione valutaria, e i mercati emergenti iniziavano a perdere parte del loro appeal, oggi sembra che la situazione sia per un prolungamento della destabilizzazione degli stessi, ma anche del coinvolgimento delle economie tradizionali.

 

Marzo è un mese strano, le parole di Mario Draghi lo confermano, sino a qualche settimana orsono, la BCE spergiurava su periodi di tassi ai livelli minimi, ora “improvvisamente” il numero uno della banca centrale dichiara che i bassi odierni se mantenuti a lungo potrebbero nuocere alla ripresa economica.

 

Perché questo cambio di strategia ? Una reale necessità di cambiare o una bufala carnevalesca ? Una bella domanda di non facile risposta.

 

Di certo le parole di Draghi non esprimono un concetto astruso ma la semplice verità, peccato che la BCE si trovi con le mani legate e non possa che continuare a confermare la sua politica monetaria espansiva.

 

Certo qualcuno potrebbe cominciare a pensare che puntare su prodotti a tasso variabile, potrebbe non essere sbagliato, negli ultimi anni è già successo, peccato che chi abbia seguito questo sentiero se ne è dovuto amaramente pentire.

 

Un consiglio ? Sfruttare una nostra vecchia teoria, entrare su prodotti a tasso variabile che garantiscano un tasso minimo cedolare “decente” ovvero che possa sovra performare “abbondantemente” l’attuale tasso di inflazione a cui sommare le varie tassazioni vigenti.

 

Per chi invece “agisce” sul tasso fisso e perché no, sull’azionariato, restare “abbottonati” , scegliere solo aziende con fondamentali più che positivi, settori che garantiscano flussi di cassa in qualsiasi situazione.

 

Non avvicinarsi troppo ad aree geografiche a “rischio”, in poche parole cercare di tenersi fuori dai guai, osservando da lontano l’evolversi delle situazioni, non aver fretta di entrare ma attendere che il mercato abbia scontato i rischi, farlo ripartire ed entrare solo dopo.

 

Non è un genio chi “rischia” ma lo è chi riesce a mediarlo.

 

Le Idi di Marzo, hanno fatto molte troppe vittime in poco meno di duemila anni, non aiutiamole ad allungare l’elenco.

 

Poi Ognuno………..

 

 
 
Autore: Verdemoneta Chi é:

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2 Commenti

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  • # 1
    Bentornato tra noi Abramo...!!!
  • # 2
    .....ve lo assicuro.......di questi tempi bisogna essere COMUNISTI ...... anche george soros si è accorto dei loro affari IT0003745889.......ieri l'ho presa e ha già fatto un bel botto...chissa in futuro cosa hanno in mente sti c..........i......
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