Giovedì 31 Luglio 2014 , Ore 11:27
 
 

Peugeot – Obbligazioni a tasso fisso 5% e 6,875% per capire l’ impatto della crisi

Due obbligazioni a tasso fisso, stessa emittente, stesso rating, steso periodo di scadenza, una emessa nell' Ott 10 l' altra nel Set 11, unica differenza il tasso di interesse, il parmatro che misura il degrado della crisi finanziaria in atto e la difficoltà di finanziamento a cui le aziende devono far fronte.

Crisi economica, obbligazioni, peugeot
19 ottobre 2011, ore 22:40
17 commenti

In data 14 Ottobre 11 ha debuttato sull’ Extra Mot una nuova emissione obbligazionaria del settore corporate, si tratta di un obbligazione a tasso fisso della durata di 4, 5 anni emessa da Peugeot S.A.

Parliamo quindi del settore automobilistico, che a distanza di tre anni dalla crisi che coinvolse le maggiori case produttrici americane, non sembra aver ancora trovato il suo giusto equilibrio, anche se nel frattempo lo scenario dei gruppi a livello mondiale è cambiato non poco.

Non per nulla la prima casa automobilistica General Motors è riuscita ad effettuare un fallimento pilotato per poi ri-debuttare di nuovo al mercato borsistico.

Mentre sul mercato domestico, Fiat ha rafforzato la sua presenza nel mercato d’ oltre oceano acquistando la maggioranza di Chrysler, e diminuendo pian piano il suo impegno a livello nazionale, arrivando a cambiare le carte in tavola sia dal punto di vista sindacale che da quello della compartecipazione delle problematiche industriali nazionali con l’ uscita da Confindustria.

Tutto questo non ha però evitato alla casa torinese una serie di downgrade da parte delle case di rating che ne stanno mettendo in dubbio la possibilità di finanziarsi sui mercati senza doversi dissanguare.

A livello europeo, in questi anni si è invece assistito ad un lento rinnovamento delle politiche di gestione dei vari gruppi automobilistici, più impegnati nella ricerca di joint venture con altri partner piuttosto che a pensare ad acquisizioni di rilievo, se si esclude la guerra Volkswgaen – Porsche.

Peugeot ormai consociata con Citroen, ha cercato di consolidare la sua fetta di mercato, impegnando le risorse allo sviluppo di nuove tecnologie per aumentare l’ appeal del prodotto.

Sono aumentati gli investimenti dedicati a traguardi futuri, per essere in grado di affrontare le tematiche ambientalistiche, che stanno spostando l’ asse della contesa sui modelli a basso consumo ed emissioni, per non parlare dello sviluppo di modelli ibridi e ad alimentazione elettrica.

In questo quadro Peugeot ha emesso nell’ ultimo anno un paio di emissioni obbligazionarie a tasso fisso con un periodo d’ investimento medio.

Prima di parlare della nuova emissione, ricordiamo quella effettuata il 28 Ott 2010.

Anche in questa occasione Peugeot emise un’ obbligazione a tasso fisso, riconoscibile tramite i seguenti parametri :

Denominazione : PEUGEOT-EMTN PGM SR 3 TR 1 10-16 5%

Codice ISIN : FR0010957282

Rating S&P : BB+

Ammontare emesso : 650 Milioni di euro

Data di emissione : 28/10/2010

Data di scadenza : 28/10/2016

Lotto minimo : 1.000,00 euro

Cedola a tasso fisso : 5% Lordo annuo

Ad oggi questa obbligazione viene scambiata a 96,00 con un rendimento semplice pari al 5,21% annuo lordo.

Ed ora i dati inerenti la nuova emissione presente sull’ EuroTLX come ricordato all’ inizio dal 14 Ott 2011 :

Denominazione : PEUGEOT 03/2016 FX 6.875%

Codice ISIN : FR0011124544

Rating S&P : BB+

Ammontare emesso : 500 Milioni di euro

Data di emissione : 30/09/2011

Data di scadenza : 30/03/2016

Data stacco prima cedola : 30/03/2012

Lotto minimo : 1.000,00 euro

Cedola a tasso fisso : 6,875% Lordo annuo

Quotazione minima e massima riscontrata nei primi giorni di contrattazione pari a 102,79 che porterebbe il rendimento annuo lordo a 6,69%

Da notare come in offerta in questi giorni era presente un quantitativo acquistabile a 106, tale proposta se accettata porterebbe il rendimento dell’ obbligazione al 6,49%.

Ricordare l’ emissione del 2010, ci serve per poter confrontare a distanza di un anno, quanto il mercato a causa di speculazione, crisi dei debiti sovrani, crisi del credito, sia degenerato obbligando le società a indebitarsi oltre modo per poter continuare al propria attività.

Queste due emissioni sono perfette per poter fare questo tipo di valutazione in quanto presentano :

Stesso tipo di prodotto : Obbligazione corporate a tasso fisso non subordinata

Stessa emittente : Peugeot S.A.

Stesso Rating : S&P BB+

Stesso periodo di scadenza : una 30 Mar l’ altra 28 Ott 2016

Per cui l’ unico parametro che presenta una variazione, è proprio il tasso di remunerazione accordato dall’ emittente all’ investitore.

Notiamo subito che l’ obbligazione emessa nel 2010 pur presentando, una data di scadenza anticipata rispetto all’ emissione di pochi giorni fa, ha un rendimento inferiore.

Esattamente il contrario di quello che dovrebbe succedere in un mercato “logico”, dove a periodo più lungo di investimento dovrebbe corrispondere una remunerazione maggiore.

Una seconda anomalia la possiamo intravedere nella quotazione dell’ obbligazione emessa nel 2010, ricordiamo che stiamo parlando del settore corporate, quello indicato dagli analisti come il più “sicuro” se rapportato al “rischio” presente tra i titoli di stato e tra le obbligazioni bancarie.

Ebbene malgrado questo, e tenendo in considerazione anche lo stallo della politica monetaria BCE, che non dovrebbe aumentare il costo del denaro almeno per buona parte del 2012, onde evitare un raffreddamento della crescita economica area UE, il titolo presenta una svalutazione del 4% rispetto alla parità, pur garantendo per ora un tasso superiore all’ indice inflazionistico.

Terzo punto da evidenziare, quello forse più visibile è la differenza dei rendimenti tra le due obbligazioni, che va dall’ attuale 5,21 dell’ emissione più datata al 6,49 dell’ emissione appena sbarcata sul mercato, nel caso in cui si decidesse di acquistarla alla quotazione di 106.

Le due emissioni presentano una differenza di rendimento pari all’ 1,28% a favore dell’ ultima emissione effettuata da Peugeot.

Stiamo dicendo che la casa automobilistica francese, pur mantenendo il rating di un anno fa, pur avendo presentato conti in linea con le attese, per potersi finanziare sul mercato è costretta ad emettere prestiti obbligazionari ad un tasso sensibilmente superiore a quello di 12 mesi or sono.

La spiegazione di tutto questo, mancando tensioni interne all’ azienda e grandi cambiamenti a livello di mercato dell’ auto, sembra potesi spiegare solo attraverso al difficoltà che le aziende hanno nell’ ottenere prestiti da istituti finanziari.

Difficoltà dovuta alla crisi di fiducia tra gli istituti bancari stessi, con conseguente stretta del credito.

Un dato di fatto che sta portando molte aziende al taglio drastico degli investimenti in ricerca e sviluppo, con conseguente crisi dell’ occupazione.

Risulta quindi necessario che i leader non solo europei ma mondiali, trovino il prima possibile un’ intesa ad ampio respiro, onde permettere alle imprese di tornare sul mercato del credito senza dover pagare un dazio che non gli compete.

Tornando invece ai due prodotti presentati, la stabilità dimostrata in quest’ ultimo periodo dall’ emittente, la durata limitata delle due obbligazioni, il rendimento attuale dei due prestiti obbligazionari, ben sopra il tasso di inflazione, non ci porta ad escluderli da un possibile investimento.

Da monitorare con perseveranza, entrambe le emissioni, in particolar modo il titolo con cedola fissa al 6,875%, in quanto non si può escludere un calo anche lieve delle quotazioni, una volta che lo stesso si sia assestato sul mercato e che l’ attenzione degli investitori si sia spostata su altri titoli.

Poi ognuno………..


 
 
Autore: Verdemoneta Chi é:

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17 Commenti

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  • # 2
    Oggi mi sono reso conto che è diventato difficilissimo partecipare all'asta dei BOT, infatti ancora non sono aperte le prenotazioni....e l'asta c'è il 26.... tra cui il sabato e la domenica di mezzo.... per cui mi domando.... forse non è vero che lo stato ha bisogno di soldi per finanziare il debito.... o forse le banche non vogliono che il risparmiatore comune partecipi ad un asta pubblica perchè sono loro che vogliono fare il prezzo per autofinanziarsi con il nostro debito.... Sò solo che qualche anno fà si poteva partecipare all'asta anche con il canale telematico adesso non si può più, uno si deve recare per forza in filiale dove il personale quando gli parli di titoli di stato vede svanire tutti i suoi incentivi e s'incupisce.... ma i soldi non sono mica suoi....
  • # 3
    @filippo: trovi i rendimenti dei bot interessanti?Online li puoi prendere sul mercato,ad ogni modo documentati su obbligazioni varie,anche questo BLOG ne posta di tanto in tanto(vero andato63?)con rendimenti piú interessanti!
  • # 4
    @ Valerio: Non li trovo interessanti ma.... a breve termine 6 mesi massimo con una tassazione ancora bassa è difficile trovare qualche cosa d'interessante.... a parte dexia naturalmente....
  • # 5
    @ filippo: Ovviamente Dexia é un caso a parte :mrgreen: fino a fine anno...sono pieno...ad ogni modo a 6 mesi non so quanto dia un BOT ma un conto vincolato tipo rendimax da il 3,35% lordo con Liquidazione degli interessi anticipata e il 4,00% con Liquidazione Posticipata.
  • # 6
    @ filippo: Filippo buona sera, Valerio come al solito è un ottimo interlocutore, sempre pieno di spunti interessanti, 6 mesi non rappresentano un periodo d' investimento limitato, sempre che non si parli con i consulenti che vorebbero vincolare il capitale dei clienti per decenni, il meracto azionario presenta scenari interessanti per operazioni specualtive, ma c'è da stare molto attenti e avere un alto profilo di rischio, vi sono anche certificati in scadenza che quotano sotto la pari, ( Valerio oggi ENEL sc 12/2011 la si acquistava a 98,20 ), oppure molto più semplicemnte come diceva Valerio si possonos fruttare i conti deposito, on line ne trovi a costo zero con tassi interessanti sino al 4,50 di BNL passando dal 4,30 di Webank e di IWbank ecce ecc....sono solo piccoli accenni ma come vedi in 6 mesi di cose da fare ce ne sono parecchie...... Valerio, il 6,85% al 2016 di Peugeot non mi sembrava poi così male, oggi lo offrivano a 105,3, quasi un punto in meno di inizio settimana, peccato che la Francia non perda la tripla A altrimenti sarebbe stato un buon affare, ma non è detto che col tempo scenda ad un livello accettabile....buon fine settimana....
  • # 7
    Grazie per i consigli. :-)
  • # 8
    @andato63: le Peugeot erano poco liquide sia su ETLX che Extramot,ultimo prezzo delle 2016 al 6,875 ISIN FR0011124544 é 102,79,mi sembra buono,mentre delle 5% su extramot ultimo prezzo 95,82 (96 su ETLX) altrettanto buono ma con rateo alto vista scadenza cedola imminente. Per quanto concerne il certificato,ce l´ho sott´occhio nel mio "monitor",ieri l´ho visto a 98,45 ma considerando che mancano ancora 2 mesi alla scadenza ancora si puó fare qualche affare altrove ed entrare verso metá novembre ;-)
  • # 9
    Valerio buon sabato.... Occhio che il 102,79 è iò prezzo ufficiale, in contrattazione vengono offerte sopra 105, per me vale la pena asepttare e vedere cosa succede nel prossimo periodo ad entrare si fà sempre in tempo....:-))
  • # 10
    @ andato63: Tanto non ho piú liquidi, per i prossimi 3 mesi sono Dexia-Dipendente :mrgreen: o almeno fino alla scadenza della Ottobre...poi ci sono i gg festivi e chissa quando mi daranno un po´di liquidi...visto che i mercati sono aperti...poi c´e´il certificato ENEL da tenere sott´occhio! ;-)
  • # 11
    Sulla Peugeot in oggetto ha ragione andato. Anch'io la sto monitorando da quando è entrata in quotazione ma la lettera è costantemente sopra 105: meglio attendere... Nel frattempo ho fatto una grossa scorta delle nuove Eni TF 2017/4.875 che sono palesemente disallineate rispetto sia alle stesse ENI 2016 (XS0411044653) sia alle ENI 2018 (XS0563739696). La nuova ENI 17 per allinearsi dovrebbe quotare minimo 104 (ultimo prezzo venerdi 101.17...) @ Valerio: anch'io in trepidante attesa di 58K di Dexia il 30/10 (verranno accreditati il 2/11?)
  • # 12
    @ ferdinando: Ho guardato le ENI, in effetti sono disallineate, le 2016 e 2018 peró ho visto che hanno il taglio da 50k e la cedola piú vicina...interessante in ogni caso la ENI 17. Sei entrato poi su quel famoso certificato con sottostante ftse mib,l´ho guardato ieri...quasi a 112 8-( Per le Dexia,io su Ottobre ho solo 6k,che dovrebbero chiudere a 101,85...ancora sono un ottimo investimento con ancora 2 gg di quotazione,purtroppo ho finito la liquidita(sono entrato ancora sulla Dicembre).Per il pagamento credo il 2.11 ma bisogna vedere le banche che giochini fanno per fregare qlc gg di valuta... :mad:
  • # 13
    @ valerio: no niente certificato alla fine ho fatto all in sulle Dexia. Col senno di poi mi mangio le mani visto che esattamente un mese fa si prendeva a 95 (lunedi prossimo restituisce 112...), ma in questo momento l'azionario è totalmente imponderabile... Peccato che con le dexia in scadenza volevo acquistare le fiat ma nelle ultime 2 settimane hanno rimontato anche 10 punti e adesso sono care
  • # 14
    @ ferdinando: Le Dexia Ottobre chiudono a 101,8623 :D Ancora interessante é quel certificato con sottostante ENEL,mancano 2 mesi scarsi alla scadenza e si puo´portare a casa 1 punto e mezzo.Con i valori di Dexia Dicembre messi cosi sarebbe anche buona cosa rollare le Ottobre sulle Dicembre, vediamo domani anche i movimenti sulla Novembre,poi ci sarebbero anche quelle di Marzo e Aprile a prezzi di saldo se uno si sente di rischiare ed in particolare la 04Mrz12 ;-)
  • # 15
    Il certificate enel che indicate ha il codice isin NL0009098276? Mi spiegate la differenza tra lettera e denaro? :D
  • # 16
    @ filippo: Si,l´ISIN del certificato é quello. Il prezzo lettera è il prezzo minimo di vendita che gli operatori di mercato sono disposti ad accettare per uno strumento finanziario negoziato. (La quantità lettera indica il numero di titoli che gli operatori del mercato sono disposti a vendere al prezzo lettera). Il prezzo denaro è il prezzo massimo di acquisto che gli operatori di mercato sono disposti a pagare per uno strumento finanziario negoziato. (La quantità denaro indica il numero di titoli che gli operatori del mercato sono disposti ad acquistare al prezzo denaro).
  • # 17
    @ Valerio: Grazie sempre gentilissimo :-)
  • Verdemoneta è il blog di
    Abramo Bodini
    Sono una persona semplice, che per passione si interessa da molti anni di economia e di finanza. Tratto spesso di obbligazioni, per ricercare occasioni di acquisto.
    Nell'esprimere le mie opinioni non faccio sconti, e non guardo in faccia nessuno., tantomeno quelli che decidono le sorti di questo paese, le sorti dell'economia, le sorti di una azienda, e dunque la sorte di molte persone.
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Nella mia vita professionale ho imparato che bisogna raccogliere i dati e parlare con i fatti, perciò invito i due autorevoli sindacalisti della Cgil a informarsi bene sull’argomento INPDAI, “Manageritalia” e Federmanager per evitare di diffondere confusione. In questo periodo di crisi dovremmo essere coesi e fare squadra. La Cgil farebbe bene a sé stessa e a tutti i lavoratori che rappresenta se dimostrasse un maggiore senso di responsabilità nelle trattative con il Governo, anziché avere sempre una posizione negativa e poco propositiva. Ritornando sull'argomento INPDAI ricordo già che qualche anno fa l'allora Presidente dell'INPS Sassi e del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Lo Tito avevano precisato una volta per tutte come certe accuse fossero del tutto infondate e diffamatorie. L'ente pensionistico dei dirigenti industriali italiani (INPDAI) fu, di fatto, costretto a confluire nell’INPS. Quando nel 2003 ciò avvenne, l’NPDAI vantava, nei confronti dell’INPS, un credito di oltre 1.800 milioni di euro; apportò oltre tutto un patrimonio immobiliare valutato in oltre 3.350 milioni di euro. Tali importi sarebbero stati da soli più che sufficienti a coprire il disavanzo INPDAI per oltre un decennio. INPDAI, all'epoca, si trovava in crescente disavanzo, perché un terzo dei contributi versati dai dirigenti industriali veniva dirottato all'INPS, che se ne appropriava senza erogare alcun servizio alla dirigenza (erano intatti definiti “Oneri impropri”): si trattava di quasi 1.000 miliardi annui di lire. Inoltre, dagli anni '90, 1a Legge 68/1999 aveva deciso che i nuovi dirigenti dei settori industriali emergenti (informatico, logistico e simili: oltre il 20% del totale) avrebbero dovuto versare i contributi all’INPS, mentre i già pensionati sarebbero rimasti in carico all'INPDAI. Ancora: dal 1996 la dirigenza fu obbligata a versare all’INPS un "contributo di solidarietà" per 800 miliardi di lire; ed allo stesso modo, nel perìodo 1991-1993 la categorìa fa chiamata ad un prestito (non a caso detto “forzoso”) che solo di interessi ci costò quasi 200 miliardi di lire. Intorno al 2000 (Ministro di allora era Cesare Salvi) anche INPDAI fu costretta a vendere una parte del proprio patrimonio immobiliare agli inquilini magistrati, politici, sindacalisti, e a qualche dirigente a prezzi vicini al 60% del valore di mercato. Gli immobili infatti, prima della loro vendita, erano affittati a politici, sindacalisti, magistrati e altra crema del Paese, come ad esempio l'onorevole D'Alema che pagava un canone mensile inferiore a lire 200.000 per un appartamento con valore di mercato di oltre un milione (striscia la notizia). Piccolo dettaglio: gli immobili, quasi tutti di. pregio e svenduti per legge, avevano dei portinai che, sempre per legge, rimasero a carico di INPDAI (meditate gente, meditate). Le pensioni INPDAI - a differenza del dirigenti e dipendenti statali, del commercio e simili - hanno sempre avuto un “tetto” insuperabile; non erano certo quelle della dirigenza industriale le pensioni “d'oro” dell'epoca: semmai, i1 contrario. Infine, come è noto, i dirigenti industriali non hanno, per legge e per contratto, la garanzia del posto di lavoro; spesso senza lavoro intorno ai 50 anni (ormai “vecchi" per le aziende), per accedere alla pensione di anzianità non resta loro che pagarsi, attingendo ai propri risparmi i contributi volontari o fare il riscatto di 1aurea per il raggiungimento del minimo di anzianità. Crediamo che tutto questo spieghi assai bene come - evidentemente INPDAI desse “fastidio” e se ne fosse in qualche modo decretata, in alto loco, la sua “eutanasia”. Detto questo, l'enorme disavanzo (destinato a crescere) dell'ex fondo INPDAI, come di tutti gli altri ex fondi “spedali”, e come hanno chiarito gli esperti che abbiamo ricordato all'inizio, deriva dal fatto che dal 2003, con la soppressione anche dell'INPDAI, tutti i “nuovi” lavoratori che vengono nominati dirigenti, versano i contributi nel calderone INPS; mentre tutti i dirigenti che già versavano all’INPDAI ed erano vicini alla pensione, e soprattutto i dirigenti già pensionati, sono rimasti nel fondo ex-Inpdai. Ne consegue che in questo fondo, non più alimentato dai versamenti “nuovi”, ci saranno sempre meno versanti e sempre più pensionati: il disavanzo è matematico, ed aumenterà ogni anno. Ma nessuno “conta” i dirigenti nuovi, che versano i contributi all'INPS. Tanto che proprio i revisori di quest'ente hanno censurato, come non corretto, questo modo di redigere i bilanci di settore. In conclusione: se avessimo potuto gestirci i nostri contributi senza interferenze esterne potremmo essere tuttora, ed abbondantemente, autosufficienti . Se non lo siamo non è certamente imputabile alla categoria. Concludendo, se è vero che le pensioni del dirigenti industria sono più alte rispetto a quelle di altri lavoratori, è vero anche che le responsabilità sono maggiori, che essi non hanno la tutela del posto di lavoro e comunque sulle retribuzioni che hanno poi prodotto quelle pensioni sono stati versati regolarmente e si continua a versare i contributi previdenziali (anche per Istituti per i quali i dirigenti non possono godere: come la mobilità e la cassa integrazione) e pagate le tasse fino all'ultimo centesimo. Mi auguro che i due sindacalisti leggano bene lo scritto affinchè possano essere in futuro meno approssimativi soprattutto quando parlano di argomenti tipo "Le pensioni del Dirigenti : altro che solidarietà". Maurizio Pini Presidente Federmanager Vicenza Giornale di Vicenza - 5 maggio 2009 © 2010 Maurizio Pini - Vietata la riproduzione dei materiali presenti sul sito
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