Venerdì 25 Luglio 2014 , Ore 16:01
 
 

Obbligazioni in valuta Real Brasiliani e Rand Sudafricano contro l’euro forte

Euro forte, alcune valute emergenti ai minimi, emittenti tripla AAA, tassi cedolari interessanti, tutti parametri a favore di questi prodotti.

Economia Europa, obbligazioni, Valute
05 febbraio 2013, ore 23:37
11 commenti

Soldi24Dal giorno in cui la BoJ ha deciso di seguire le orme della FED in tema di politica monetaria accomodante, si sta via via formando un vero e proprio braccio di ferro tra le valute.

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Già prima della mossa della BoJ, l’euro aveva preso, grazie alla relativa calma sul fronte della crisi del debito sovrano, a rafforzarsi sulla maggior parte delle valute.

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L’apprezzamento euro si sta rivelando di una certa sostanza soprattutto su alcune valute di paesi in via di sviluppo (emergenti) quali Brasile e Sud Africa, le cui divise hanno ritracciato e si trovano ormai a ridosso dei minimi fatti segnare durante l’ultima annualità.

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La conseguenza è l’apertura di nuove prospettive di investimento proprio in queste valute, che potrebbero dare nel medio periodo, soddisfazioni dal punto di vista della rivalutazione del capitale e perché no del rendimento cedolare nel caso in cui l’euro mollasse la presa.

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Che l’euro non possa continuare a rafforzarsi è indiscutibile, in quanto l’economia europea è ancora quella che più sta soffrendo la crisi economica, per cui un ulteriore innalzamento del valore della sua valuta la porterebbe ad un inevitabile ulteriore deterioramento dei parametri economici.

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Da qui nasce la sensazione che si possa cominciare a guardare alle valute minori per impostare operazioni a largo respiro che puntino sulla rivalutazione delle stesse rispetto all’euro.

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Ancora più interessante, la considerazione che molte emittenti utilizzano queste valute per prestiti caratterizzati da lotti minimi di contrattazione modesti.

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Per fare un paio di esempi pratici, consideriamo due emissioni in Real brasiliano ed una in Rand Sud Africano effettuate da emittenti di indubbio interesse, particolarmente gradite in un periodo come quello attuale dove l’instabilità dei mercati sta di nuovo portando scompiglio tra le sicurezze degli investitori :

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Obbligazioni in real brasiliano :

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1) Emittente Bei

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Rating : AAA

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Codice Isin :XS0883956970

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Valore emissione100 milioni di BRL

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Tasso cedolare : 6,25% lordo annuo

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Scadenza : 05/02/2016

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Lotto minimo : 5000 BRL pari a circa 1854 euro

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2) Emittente Nordic Investment Bank

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Rating : AAA

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Codice Isin :XS0879438793

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Valore emissione125 milioni di BRL

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Tasso cedolare : 6,00% lordo annuo

.Scadenza : 29/01/2016

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Lotto minimo : 5000 BRL pari a circa 1854 euro

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Occorre ricordare come nel 2013, scadranno alcune emissioni in real di banche europee su cui si sono posizionati molti investitori.

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Questo rafforza il sentiment su n prestito Bei che può essere visto come un’occasione utile per rientrare sulla moneta sudamericana.

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Il trend ribassista del real brasiliano è in corso da un anno, gli operatori indicano la zona di assestamento di questo corso attorno ai 3 euro, il consiglio è quindi quello di valutare un’entrata a scaglioni che potrebbe presto cominciare a essere interessante.

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Obbligazioni in rand sudafricano :

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Emittente BEI

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Rating : AAA

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Codice Isin : XS0848049838

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Valore emissione :300 milioni di ZAR

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Tasso cedolare : 6,00% lordo annuo

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Scadenza : 21/10/2019

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Lotto minimo : 5000 ZAR pari a circa 417 euro

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In data 05/02/2013 sull’Eurotlx sono stati scambiati 100.000 pezzi con ultima quotazione a 99,60.

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Negli ultimi giorni il rand si è indebolito molto rispetto all’euro, tornando a minimi che non vedeva dal 2009.

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Le tre obbligazioni sopra citate, sono tutte obbligazioni senior, con modalità di rimborso del capitale alla scadenza, con valore pari al nominale (100).

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I prodotti presentano un rapporto emittente / tasso cedolare di notevole interesse, unico rischio come evidenziato nel post è l’esposizione al cambio, rischio ad oggi parzialmente ridotto dalla forza dell’euro e dalla debolezza del trend delle due valute considerate.

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Poi Ognuno………….

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Altri post su Obbligazioni extra Euro :

BEI Obbligazioni : Dal 31 Ott. 2012 sul MOT debutto di cinque emissioni a tasso fisso in valuta

Obbligazioni in valuta, RBS quattro emissioni con scadenza 2015 sul MOT

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Autore: Verdemoneta Chi é:

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    Ferrario Rossano Buongiorno, le giro una nota del presidente di Federmanager di Vicenza, che aiuta a capire come sono andate effettivamente le cose (INPDAI fu costretto a confluire nell'INPS per salvare quest'ultimo.... e non il contrario come dice lei...). Dirigenti, non siamo ladri Prendo spunto da una lettera apparsa sul Giornale di Vicenza di domenica 28 aprile a firma di due sindacalisti della Cgil che prendono un grosso granchio: confondono dirigenti industria con dirigenti commercio ed elencano una serie di affermazioni sul’INPDAI che poco hanno a che vedere con i dirigenti di “Manageritalia” che hanno da sempre versato contributi previdenziali all’INPS. Mi fa piacere però cogliere questa occasione per spiegare una volta per tutte che i dirigenti industriali exINPDAI non hanno rubato a nessuno, e tanto meno all’INPS, le loro pensioni. Nella mia vita professionale ho imparato che bisogna raccogliere i dati e parlare con i fatti, perciò invito i due autorevoli sindacalisti della Cgil a informarsi bene sull’argomento INPDAI, “Manageritalia” e Federmanager per evitare di diffondere confusione. In questo periodo di crisi dovremmo essere coesi e fare squadra. La Cgil farebbe bene a sé stessa e a tutti i lavoratori che rappresenta se dimostrasse un maggiore senso di responsabilità nelle trattative con il Governo, anziché avere sempre una posizione negativa e poco propositiva. Ritornando sull'argomento INPDAI ricordo già che qualche anno fa l'allora Presidente dell'INPS Sassi e del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Lo Tito avevano precisato una volta per tutte come certe accuse fossero del tutto infondate e diffamatorie. L'ente pensionistico dei dirigenti industriali italiani (INPDAI) fu, di fatto, costretto a confluire nell’INPS. Quando nel 2003 ciò avvenne, l’NPDAI vantava, nei confronti dell’INPS, un credito di oltre 1.800 milioni di euro; apportò oltre tutto un patrimonio immobiliare valutato in oltre 3.350 milioni di euro. Tali importi sarebbero stati da soli più che sufficienti a coprire il disavanzo INPDAI per oltre un decennio. INPDAI, all'epoca, si trovava in crescente disavanzo, perché un terzo dei contributi versati dai dirigenti industriali veniva dirottato all'INPS, che se ne appropriava senza erogare alcun servizio alla dirigenza (erano intatti definiti “Oneri impropri”): si trattava di quasi 1.000 miliardi annui di lire. Inoltre, dagli anni '90, 1a Legge 68/1999 aveva deciso che i nuovi dirigenti dei settori industriali emergenti (informatico, logistico e simili: oltre il 20% del totale) avrebbero dovuto versare i contributi all’INPS, mentre i già pensionati sarebbero rimasti in carico all'INPDAI. Ancora: dal 1996 la dirigenza fu obbligata a versare all’INPS un "contributo di solidarietà" per 800 miliardi di lire; ed allo stesso modo, nel perìodo 1991-1993 la categorìa fa chiamata ad un prestito (non a caso detto “forzoso”) che solo di interessi ci costò quasi 200 miliardi di lire. Intorno al 2000 (Ministro di allora era Cesare Salvi) anche INPDAI fu costretta a vendere una parte del proprio patrimonio immobiliare agli inquilini magistrati, politici, sindacalisti, e a qualche dirigente a prezzi vicini al 60% del valore di mercato. Gli immobili infatti, prima della loro vendita, erano affittati a politici, sindacalisti, magistrati e altra crema del Paese, come ad esempio l'onorevole D'Alema che pagava un canone mensile inferiore a lire 200.000 per un appartamento con valore di mercato di oltre un milione (striscia la notizia). Piccolo dettaglio: gli immobili, quasi tutti di. pregio e svenduti per legge, avevano dei portinai che, sempre per legge, rimasero a carico di INPDAI (meditate gente, meditate). Le pensioni INPDAI - a differenza del dirigenti e dipendenti statali, del commercio e simili - hanno sempre avuto un “tetto” insuperabile; non erano certo quelle della dirigenza industriale le pensioni “d'oro” dell'epoca: semmai, i1 contrario. Infine, come è noto, i dirigenti industriali non hanno, per legge e per contratto, la garanzia del posto di lavoro; spesso senza lavoro intorno ai 50 anni (ormai “vecchi" per le aziende), per accedere alla pensione di anzianità non resta loro che pagarsi, attingendo ai propri risparmi i contributi volontari o fare il riscatto di 1aurea per il raggiungimento del minimo di anzianità. Crediamo che tutto questo spieghi assai bene come - evidentemente INPDAI desse “fastidio” e se ne fosse in qualche modo decretata, in alto loco, la sua “eutanasia”. Detto questo, l'enorme disavanzo (destinato a crescere) dell'ex fondo INPDAI, come di tutti gli altri ex fondi “spedali”, e come hanno chiarito gli esperti che abbiamo ricordato all'inizio, deriva dal fatto che dal 2003, con la soppressione anche dell'INPDAI, tutti i “nuovi” lavoratori che vengono nominati dirigenti, versano i contributi nel calderone INPS; mentre tutti i dirigenti che già versavano all’INPDAI ed erano vicini alla pensione, e soprattutto i dirigenti già pensionati, sono rimasti nel fondo ex-Inpdai. Ne consegue che in questo fondo, non più alimentato dai versamenti “nuovi”, ci saranno sempre meno versanti e sempre più pensionati: il disavanzo è matematico, ed aumenterà ogni anno. Ma nessuno “conta” i dirigenti nuovi, che versano i contributi all'INPS. Tanto che proprio i revisori di quest'ente hanno censurato, come non corretto, questo modo di redigere i bilanci di settore. In conclusione: se avessimo potuto gestirci i nostri contributi senza interferenze esterne potremmo essere tuttora, ed abbondantemente, autosufficienti . Se non lo siamo non è certamente imputabile alla categoria. Concludendo, se è vero che le pensioni del dirigenti industria sono più alte rispetto a quelle di altri lavoratori, è vero anche che le responsabilità sono maggiori, che essi non hanno la tutela del posto di lavoro e comunque sulle retribuzioni che hanno poi prodotto quelle pensioni sono stati versati regolarmente e si continua a versare i contributi previdenziali (anche per Istituti per i quali i dirigenti non possono godere: come la mobilità e la cassa integrazione) e pagate le tasse fino all'ultimo centesimo. Mi auguro che i due sindacalisti leggano bene lo scritto affinchè possano essere in futuro meno approssimativi soprattutto quando parlano di argomenti tipo "Le pensioni del Dirigenti : altro che solidarietà". Maurizio Pini Presidente Federmanager Vicenza Giornale di Vicenza - 5 maggio 2009 © 2010 Maurizio Pini - Vietata la riproduzione dei materiali presenti sul sito
    umby Che DIO stramaledica i Banchieri i Bancari i Legislatori e tutti coloro che partecipano ed hanno partecipato a renderci schiavi delle Banche. Stramaledica anche tutti i politici che non hanno mosso un dito contro le banche per lenire il supplizio dei povereacci in mano a tutti gli Istituti bancari (Strozzini legalizzati). Che Dio li stramaledica e li colpisca negli affetti.
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