Lunedì 28 Luglio 2014 , Ore 4:11
 
 

Obbligazioni Bancarie Tasso Fisso, Opportunità italiane

Dettagli inerenti le emissioni di obbligazioni a tasso fisso da parte di IntesaSanPaolo ISIN XS0452166324 e XS0500187843 Monte dei Paschi di Siena ISIN XS0452166324, XS0540544912 e XS0503326083

Un fine settimana con delle buone notizie per l’ Italia almeno dal punto di vista economico, il commissario Ue agli Affari economici Rehn, in un’ intervista ha infatti dichiarato come il nostro paese, ha affrontato relativamente bene la crisi, mantenendo una posizione fiscale prudente per prevenire eventuali percezioni dei mercati rispetto al rischio Italia, aggiungendo che il Paese non ha bisogno di una manovra aggiuntiva, né adesso né nell’esercizio successivo, a patto che crescita ed entrate vadano come da previsione.

Inoltre Venerdì, l’ asta di BOT ad un anno, per un ammontare in offerta di 4 miliardi di euro, ha fatto registrare una richiesta doppia, gli operatori segnalano che tale domanda è arrivata sia dagli operatori istituzionali che dai clienti retail, questa abbondanza di richiesta può essere letta come una mancanza di problemi per l’ Italia a finanziarsi sul mercato.

Probabilmente anche il rendimento fissato ad oltre il 2% lordo ben tre volte superiore a quello registrato meno di un anno fa, ha fatto lievitare la richiesta, a fatti questi BOT renderanno come un titolo tedesco, ma con durata nettamente inferiore.

In pratica si rileveranno, un buon parcheggio per la liquidità di denaro in eccesso, di cui dispongono le banche, che ancora non ritengono venuto il momento per riaprire il cordone del credito.

Altri numeri positivi arrivano sia dai mercati statunitensi che hanno registrato una diminuzione del numero di disoccupati con un deficit commerciale americano in  calo  del 13%, sia dalla Grecia dove il fabbisogno è calato a 21,4 miliardi contro i 27,5 fatto registrare nello stesso periodo dell’ anno 2009.

Basteranno queste notizie ad assicurare un po’ di pace sui mercati ? Credo proprio di no, la volatilità non scenderà, almeno sino a che le banche centrali non decideranno di smettere di stampare valuta, ma questo è un altro discorso.

Noto invece che sui mercati obbligazionari, qualcosa da monitorare per vederne l’ evoluzione e al limite decidere se è il caso di investire o meno c’è, sono alcune emissioni obbligazionarie effettuate da istituti italiani quali IntesaSanPaolo e Monte dei Paschi di Siena.

Parliamo di obbligazioni bancarie tasso fisso con durata residua pari a 9 – 10 anni, che hanno avuto un deprezzamento in questo ultimo periodo di alcuni punti percentuali.

Perché proprio questi ? Semplice, sono dotati di cedole allettanti, le quotazioni odierne rivalutano il loro rendimento e lo innalzano, gli istituti emittenti sono tra i maggiori del nostro paese come valore del business, il comparto bancario italiano è quello che ha meno sofferto la crisi e questo detto all’ unanimità da tutti gli operatori, la durata decennale non è da considerarsi ai tassi che offrono penalizzante.

É chiaro che non possono essere tutte rose e fiori, altrimenti non si capirebbe come mai questi prodotti abbiano subito una diminuzione di valore, personalmente, ho notato che un po’ tutti i titoli italiani sono andati in difficoltà, giustamente, nel momento in cui è iniziata la campagna denigratoria e speculativa nei confronti dei Titoli di stato Italiani, giustamente in quanto estremamente correlati ad essi.

Ora, potrebbero rivelarsi dei prodotti che possono dare soddisfazione, sia che si voglia acquisirli per mandarli a scadenza, sia per un trading a breve, nel caso che il comparto bancario abbia un colpo di reni dopo le deludenti performance dell’ ultimo periodo.

Prima di dare indicazioni precise sui titoli, volevo solo sottolineare, come sopra ho affermato che l’ interesse per questi titoli sta nel monitorarli, non nel buttarcisi a peso morto, già ora hanno dei rendimenti interessanti, e propongono anche la possibilità di una rivalutazione del capitale, ma questo non vuol dire, che nel breve, possano perdere ancora qualcosa in termini di quotazione di mercato.

L’ unica nota negativa, è il lotto minimo contrattabile pari a € 50.000.

Partiamo da Intesa SanPaolo :

Obbligazione Intesa San Paolo 5% Sc. 09/2019

ISIN XS0452166324 ( Obbligazione Subordinata)

Rating A

Scadenza : 23 Set 2019

Quotazione al 10 Dic 10 : 96,75%

Rendimento semplice in base alla quotazione sopracitata pari al : 5,16%

Obbligazione Intesa SanPaolo 4.125% sc. 04/2020

ISIN XS0500187843

Rating A+

Cedola fissa al 4,125%

Scadenza : 14 Apr 2020

Quotazione al 10 Dic 10 : 95,48%

Rendimento semplice in base alla quotazione sopracitata pari al : 4,32%

Monte dei Paschi di Siena :

Obbligazione MPS 5% sc. 09/2019

ISIN XS0452166324 ( Obbligazione Subordinata )

Rating A

Cedola fissa al 5,00%

Scadenza : 23 Set 2019

Quotazione al 10 Dic 10 : 96,75%

Rendimento semplice in base alla quotazione sopracitata pari al : 5,16%

Obbligazione MPS 5.60% sc. 09/2020

ISIN XS0540544912 ( Obbligazione Subordinata )

Rating BBB+

Cedola fissa al 5,60%

Scadenza : 09 Set 2020

Quotazione al 10 Dic 10: 95,20%

Rendimento semplice in base alla quotazione sopracitata pari al : 5,88%

Obbligzione MPS 5% sc. 04/2020

ISIN XS0503326083 ( Obbligazione Subordinata )

Rating A-

Cedola fissa al 5,00%

Scadenza : 21 Apr 2020

Quotazione al 10 Dic 10: 93,25%

Rendimento semplice in base alla quotazione sopracitata pari al : 5,36%

E’ chiaro come in tema di rendimento, l’ unico titolo senza clausola di subordinazione venga penalizzato, c’è da chiedersi se effettivamente tale penalizzazione sia accettabile, per il resto rendimenti sopra il 5 % mi sembrano allettanti, tenendo presente che si compra comunque qualche punto sopra la pari, il che comporterà un minor esborso di capitale in fase di acquisto e una sua rivalutazione se l’ obbligazione viene mantenuta sino alla scadenza.

Poi ognuno……………….

 
 
Autore: Verdemoneta Chi é:

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2 Commenti

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  • # 1
    Trovo i suoi argomenti interessantissimi, è un sito che mi piace essendo un investitore retail. Avrei però bisogno di un chiarimento quando parla delle obbligazioni bancarie, in quanto ho notato una notevole differenza di rating nelle obbligazioni di mps nello specifico xs0452166324 scadenza 23/09/2019 ha un rating a, mentre xs0540544912 scadenza 09/09/2020 ha un rating bbb+, e xs0503326083 scadenza 21/04/2020 ha un rating a-, visto che sono tutte subordinate e con scadenze lontane non capisco il rating notevolmente diverso.
    Grazie.
  • # 2
    Luca, buona serata, mi scuso per il ritardo nel risponderti, sinceramente ci ho provato anche ieri sera ma qualcosa non deve aver funzionato come si deve, prima di tutto vorrei ringraziarti per le parole espresse verso questo blog, in effetti mi sono messo a scrivere proprio perchè, non ne potevo più del linguaggio e delle spiegazioni dei consulenti, troppo diverse da quelle che utilizziamo noi semplici investitori.

    Ma veniamo alla tua domanda, sinceramente non c'è un motivo plausibile per quel rating BBB+, questo in quanto, le tre emissioni hanno lo stesso emittente, sono state effettuate in un lasso di tempo molto breve, questo non ha dato modo all' emittente stessa di cambiare il suo stato patrimoniale o le sue strategie, le emisisoni oltretutto sono speculari, anche dal punto di vista della clausola di subordinazione.

    L' unica variante è la cedola, ma questa non dovrebbe essere presa in considerazione per dare un rating !!

    Ti dirò di più, i rating a lungo termine assegnati, a queste emissioni sono due, il primo quello di Moody's A3 è identico per tutte le emissioni, mentre S&P evidentemente aveva voglia di farsi notare, dando a tre emisisoni "identiche" 3 rating diversi.

    Io ho evidenziato solo quello di S&P in quanto, preferisco sempre mettere le mani avanti e cercare di sensibilizzare le persone sui rischi che potrebbero correre, sempre meglio prevenire che curare !!

    Buona serata.....
  • Verdemoneta è il blog di
    Abramo Bodini
    Sono una persona semplice, che per passione si interessa da molti anni di economia e di finanza. Tratto spesso di obbligazioni, per ricercare occasioni di acquisto.
    Nell'esprimere le mie opinioni non faccio sconti, e non guardo in faccia nessuno., tantomeno quelli che decidono le sorti di questo paese, le sorti dell'economia, le sorti di una azienda, e dunque la sorte di molte persone.
    Benvenuti sul mio blog. :-)
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    Ferrario Rossano Buongiorno, le giro una nota del presidente di Federmanager di Vicenza, che aiuta a capire come sono andate effettivamente le cose (INPDAI fu costretto a confluire nell'INPS per salvare quest'ultimo.... e non il contrario come dice lei...). Dirigenti, non siamo ladri Prendo spunto da una lettera apparsa sul Giornale di Vicenza di domenica 28 aprile a firma di due sindacalisti della Cgil che prendono un grosso granchio: confondono dirigenti industria con dirigenti commercio ed elencano una serie di affermazioni sul’INPDAI che poco hanno a che vedere con i dirigenti di “Manageritalia” che hanno da sempre versato contributi previdenziali all’INPS. Mi fa piacere però cogliere questa occasione per spiegare una volta per tutte che i dirigenti industriali exINPDAI non hanno rubato a nessuno, e tanto meno all’INPS, le loro pensioni. Nella mia vita professionale ho imparato che bisogna raccogliere i dati e parlare con i fatti, perciò invito i due autorevoli sindacalisti della Cgil a informarsi bene sull’argomento INPDAI, “Manageritalia” e Federmanager per evitare di diffondere confusione. In questo periodo di crisi dovremmo essere coesi e fare squadra. La Cgil farebbe bene a sé stessa e a tutti i lavoratori che rappresenta se dimostrasse un maggiore senso di responsabilità nelle trattative con il Governo, anziché avere sempre una posizione negativa e poco propositiva. Ritornando sull'argomento INPDAI ricordo già che qualche anno fa l'allora Presidente dell'INPS Sassi e del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Lo Tito avevano precisato una volta per tutte come certe accuse fossero del tutto infondate e diffamatorie. L'ente pensionistico dei dirigenti industriali italiani (INPDAI) fu, di fatto, costretto a confluire nell’INPS. Quando nel 2003 ciò avvenne, l’NPDAI vantava, nei confronti dell’INPS, un credito di oltre 1.800 milioni di euro; apportò oltre tutto un patrimonio immobiliare valutato in oltre 3.350 milioni di euro. Tali importi sarebbero stati da soli più che sufficienti a coprire il disavanzo INPDAI per oltre un decennio. INPDAI, all'epoca, si trovava in crescente disavanzo, perché un terzo dei contributi versati dai dirigenti industriali veniva dirottato all'INPS, che se ne appropriava senza erogare alcun servizio alla dirigenza (erano intatti definiti “Oneri impropri”): si trattava di quasi 1.000 miliardi annui di lire. Inoltre, dagli anni '90, 1a Legge 68/1999 aveva deciso che i nuovi dirigenti dei settori industriali emergenti (informatico, logistico e simili: oltre il 20% del totale) avrebbero dovuto versare i contributi all’INPS, mentre i già pensionati sarebbero rimasti in carico all'INPDAI. Ancora: dal 1996 la dirigenza fu obbligata a versare all’INPS un "contributo di solidarietà" per 800 miliardi di lire; ed allo stesso modo, nel perìodo 1991-1993 la categorìa fa chiamata ad un prestito (non a caso detto “forzoso”) che solo di interessi ci costò quasi 200 miliardi di lire. Intorno al 2000 (Ministro di allora era Cesare Salvi) anche INPDAI fu costretta a vendere una parte del proprio patrimonio immobiliare agli inquilini magistrati, politici, sindacalisti, e a qualche dirigente a prezzi vicini al 60% del valore di mercato. Gli immobili infatti, prima della loro vendita, erano affittati a politici, sindacalisti, magistrati e altra crema del Paese, come ad esempio l'onorevole D'Alema che pagava un canone mensile inferiore a lire 200.000 per un appartamento con valore di mercato di oltre un milione (striscia la notizia). Piccolo dettaglio: gli immobili, quasi tutti di. pregio e svenduti per legge, avevano dei portinai che, sempre per legge, rimasero a carico di INPDAI (meditate gente, meditate). Le pensioni INPDAI - a differenza del dirigenti e dipendenti statali, del commercio e simili - hanno sempre avuto un “tetto” insuperabile; non erano certo quelle della dirigenza industriale le pensioni “d'oro” dell'epoca: semmai, i1 contrario. Infine, come è noto, i dirigenti industriali non hanno, per legge e per contratto, la garanzia del posto di lavoro; spesso senza lavoro intorno ai 50 anni (ormai “vecchi" per le aziende), per accedere alla pensione di anzianità non resta loro che pagarsi, attingendo ai propri risparmi i contributi volontari o fare il riscatto di 1aurea per il raggiungimento del minimo di anzianità. Crediamo che tutto questo spieghi assai bene come - evidentemente INPDAI desse “fastidio” e se ne fosse in qualche modo decretata, in alto loco, la sua “eutanasia”. Detto questo, l'enorme disavanzo (destinato a crescere) dell'ex fondo INPDAI, come di tutti gli altri ex fondi “spedali”, e come hanno chiarito gli esperti che abbiamo ricordato all'inizio, deriva dal fatto che dal 2003, con la soppressione anche dell'INPDAI, tutti i “nuovi” lavoratori che vengono nominati dirigenti, versano i contributi nel calderone INPS; mentre tutti i dirigenti che già versavano all’INPDAI ed erano vicini alla pensione, e soprattutto i dirigenti già pensionati, sono rimasti nel fondo ex-Inpdai. Ne consegue che in questo fondo, non più alimentato dai versamenti “nuovi”, ci saranno sempre meno versanti e sempre più pensionati: il disavanzo è matematico, ed aumenterà ogni anno. Ma nessuno “conta” i dirigenti nuovi, che versano i contributi all'INPS. Tanto che proprio i revisori di quest'ente hanno censurato, come non corretto, questo modo di redigere i bilanci di settore. In conclusione: se avessimo potuto gestirci i nostri contributi senza interferenze esterne potremmo essere tuttora, ed abbondantemente, autosufficienti . Se non lo siamo non è certamente imputabile alla categoria. Concludendo, se è vero che le pensioni del dirigenti industria sono più alte rispetto a quelle di altri lavoratori, è vero anche che le responsabilità sono maggiori, che essi non hanno la tutela del posto di lavoro e comunque sulle retribuzioni che hanno poi prodotto quelle pensioni sono stati versati regolarmente e si continua a versare i contributi previdenziali (anche per Istituti per i quali i dirigenti non possono godere: come la mobilità e la cassa integrazione) e pagate le tasse fino all'ultimo centesimo. Mi auguro che i due sindacalisti leggano bene lo scritto affinchè possano essere in futuro meno approssimativi soprattutto quando parlano di argomenti tipo "Le pensioni del Dirigenti : altro che solidarietà". Maurizio Pini Presidente Federmanager Vicenza Giornale di Vicenza - 5 maggio 2009 © 2010 Maurizio Pini - Vietata la riproduzione dei materiali presenti sul sito
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