Mercoledì 23 Luglio 2014 , Ore 7:23
 
 

Evasione Fiscale – Il governo rifiuta 50 miliardi preferendo aumentare le tasse

Evasione fiscale, il governo ha la possiiblità di punire chi ha "esportato" capitali, ma l'esecutivo si oppone al raggiungimento di accordi con la Svizzera, come già fatto da altri stati e approvato dalla UE; Monti e soci ci potrebbero spiegare perchè vogliono proteggere ancora gli evasori?

Dall’esecutivo attuale, in questi ultimi giorni, non si è fatto altro che replicare alle domande dei cronisti assicurando che il livello di tassazione attuale non verrà inasprito.

Peccato che tra pochi mesi, si rischia di vedere messo in opera l’ aumento dell’IVA dal 21% al 23%, che ancora non si sappia quanto si dovrà pagare per il saldo dell’ IMU, che nell’ultimo periodo le aste di titoli di stato abbiano registrato un aumento dei tassi di interesse.

Aumento che andrà a “gonfiare”,ancora una volta il debito pubblico rendendo così più improbabile il raggiungimento del pareggio di bilancio, ergo sum serviranno nuove entrate, per cui un altro giro di vite sulle tasse.

Tutto questo o per lo meno l’ aumento dell’IVA dal 21 al 23% potrebbe essere evitato se in questi mesi estivi il governo riuscisse a “recuperare” quei 4,1 miliardi di euro che servono, tramite il taglio dei costi che dovrebbe essere messo a punto nella famosa spending review.

A quanto pare, sembra che ad occuparsene dovrebbe essere mister Bondi, ex AD di Parmalat, che in questi ultimi anni, si è distinto per l’ abilità e la costanza nel perseguire gli interessi dell’azienda, riuscendo a recuperare più di 2 miliardi di euro in revocatorie.

Si attende ora l’ufficializzazione di questa posizione, per tornare a sperare in un personaggio, che ha dimostrato di non temere la forza dei grandi gruppi multinazionali pur di difendere il diritto dell’azienda per cui lavorava.

Un bel duello Bondi – Lobby, è quello che molti si augurano, in modo da verificare fino a che punto le ultime, oseranno spingersi per difendere i propri privilegi, in un momento in cui la loro popolarità è giunta ai minimi storici.

Ma al di là di tutto questo, vi è il solito paradosso tutto italiano, per cui a fatti se solo volesse, l’esecutivo attuale potrebbe accedere in breve tempo ad un “tesoretto” quantificabile in una cifra che potrebbe arrivare sino a 50 miliardi di euro.

Si tratterebbe di raggiungere, un semplice e già ratificato da altri paesi, accordo con il fisco svizzero, per poter ottenere la restituzione di una parte dei capitali evasi da aziende e cittadini italiani e giacenti nei caveau delle banche svizzere.

La stima, parla di un capitale totale di denaro italiano evaso, giacente presso le banche svizzere di almeno 150 miliardi di euro, di cui lo stato potrebbe richiedere la restituzione sino ad un terzo del totale , ma a quanto pare questo non rientra negli interessi dell’esecutivo.

A dire il vero, la posizione dell’esecutivo, era dovuta ad una disposizione UE, che riteneva di sua unica competenza il raggiungimento di tale accordo, in modo che le condizioni fossero uniche ed uguali per tutti gli stati.

Peccato, che tale posizione è stata superata, da una dichiarazione rilasciata in data 17 aprile il commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Šemeta, che parla di Full compliance”, piena conformità, a riguardo degli accordi bilaterali raggiunti da Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera, rendendoli a fatti compatibili con il diritto comunitario .

Per esemplificare, l’Austria in data 13 aprile ha sottoscritto un accordo con la Svizzera che funziona in questi termini :

Dei 20 miliardi di euro austriaci frutto di evasione, presenti nei caveau delle banche svizzere, l’Austria ha dato al disponibilità agli evasori di rimanere anonimi, in cambio della restituzione del 30% del capitale tramite il pagamento di una sanzione una tantum del 30 per cento,

Si tratta a fatti di un condono fiscale ma di entità ben diversa da quel 5 per cento applicato da Giulio Tre-monti ai suoi tempi, soprattutto viste le “fantasiose” difficoltà odierne a far pagare una seconda “ammenda” ai famosi “scudati”.

Inoltre, l’accordo firmato tra Austria e Svizzera, va al di là della semplice ammenda “una tantum”, prevede infatti, che tutti i proventi dei capitali e degli altri strumenti finanziari depositati in Svizzera, ovvero dividendi e capital gain, vengano tassati al 25% annuo.

La Svizzera si accollerà quindi il ruolo di esattore per conto dell’Austria, in cambio conserverà il segreto bancario, strumento indispensabile per attirare i capitali dall’estero.

Sulla falsa riga dell’ Austria si erano già mossi Germania e Gran Bretagna, raggiungendo accordi simili.

L’applicazione si stava complicando, in quanto, a Commissione europea, temeva gli effetti distorsivi di provvedimenti che, di fatto, sanano le posizioni illecite del passato.

L’ escamotage trovato, è quello di considerare i pagamenti effettuati solo come acconto di quanto verrà chiesto a chi ha soldi in Svizzera dopo l’approvazione di un accordo complessivo tra i 27 Paesi Ue che il commissario Šemeta continua ad auspicare”.

A fronte di questa “rivoluzione”; la Germania ha raggiunto un accordo le cui condizioni sono ancora più dure.

Si parla infatti di un prelievo una tantum tra il 21 e il 41 per cento e una patrimoniale colossale del 50 per cento per chi eredita un conto svizzero e non lo dichiara al fisco tedesco.

Il flusso di denaro verso Berlino comincerà nel 2013.

Pochi giorni fa il ministro delle Finanze elvetico, Eveline Widmer-Schlumpf, ha detto in un’intervista che “la Svizzera sta portando avanti con Italia e Francia il tema della tassazione degli asset detenuti in conti svizzeri da cittadini dei due Paesi, ma un negoziato formale deve ancora iniziare”.

Questo in quanto Monti e soci sono favorevole agli accordi con la Svizzera solo nel quadro di un’intesa comunitaria, peccato che ora la stessa UE ha dato il via libera ad accordi bilaterali.

Ora Monti e i suoi ministri non hanno più alibi, arrivare ad un accordo a questo punto non è solo sperabile ma doveroso, non è infatti escluso che il capitale recuperato, potrebbe andare a diminuire il carico fiscale che pesa sui cittadini.

Visto anche la recessione in corso, e le minori entrate fiscali che questa comporterà, un “aiuto” dato da chi per anni si è arricchito sulle spalle degli altri non sarebbe certo mal vista, anzi sarebbe per una volta la benvenuta. Poi ben venga anche Bondi e la Spending Review, ma ora comincino a pagare i signori dei paradisi fiscali.

 
 
Autore: Verdemoneta Chi é:

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6 Commenti

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  • # 1
    La Cospirazione dei Ricchi Le 8 nuove regole del denaro Robert T. Kiyosaki Leggete questo libro e vedrete perchè succede questo, e non pensiate che finisca qui... la classe media deve sparire e vedendo quello che stà accadendo sparira'..... :(
  • # 2
    Bellissimo, bravissimo,ciò che tu esprimi in questo articolo io penso sia la volontà di milioni di italiani onesti. Italiani vessati da un fisco iniquo e da una classe dirigente a oggi forte con i deboli e debole con i forti. Se questo auspicato accordo con la Svizzera viene realizzato sarebbe un segnale forte e chiaro di un cambiamento di politica (una seconda fase piu seria e condivisibile) indirizzata ad una maggiore equità e giustizia sociale. I furbi evasori fino ad oggi sorriso sotto i baffi delle difficoltà della gente comune ad arrivare a fine mese, a pagare le tasse ,lavoro, ecc.ecc.dovrebbero trovarsi di fronte ad un accodo costruito sulla falsa riga tedesca. Costretti a pagare aliquote di di quell'entità smetterebbero certamente di ridere e di ritenere coloro che pagano le tasse e fanno il loro dovere dei semplici FESSI!!!! Un caro saluto a tutti
  • # 3
    mi risulta che il ben misero aumento sui capitali evasi, sanati dal governo Tremonti-Berlusconi e che dovevano dare a febbraio 2012 circa un miliado e mezzo di euro (vado a memoria) non sono stati incassati e che c'è stata una proroga di due mesi (quindi già scaduta). Questa è la premessa, come si può pretendere che il governo neoliberista Monti-Fornero così ligio ad attaccare l'articolo 18, possa muoversi con la stessa decisione per recuperare miliardi con l'obbligato accordo con la Svizzera? La Germania, la Gran Bretagne e ... l'Austria l'hanno fatto. D'altra parte come si fa a credere a un governo che dice che i capitali non investono in Italia perchè esiste l'articolo 18 e non dice che i capitali non vengono in Italia perchè c'è corruzione (60 miliardi annui) e mafia. Napolitano , mentore di Monti, e lo stesso Monti non hanno mai pronunciato la parola mafia, per loro non esiste.
  • # 4
    marteluyn, hai centrato appieno la questione.. io sono distante anni luce da monti e il suo predecessore, ma confidavo in monti per imprimere quella svolta che ci serviva! dopo l'affermazione da te citata, ossia la mancanza di investimenti dovuta all'articolo 18, che esiste in tutti i paesi civili, ovviamente con altro nome, bè, ho compreso la malafede e l'ipocrisia di chi ci mal-governa!
  • # 5
    Temo che stiano dilazionando per perdere tempo affinchè gli "amici" possano far trasferire i loro capitali in extr oriente ... questo è il punto: i vantaggi sono diversi: i loro capitali nn sono toccati; la veriifca della "stalla vuota" dà la stura nel dire che erano fantasiose le time di evasione e che quindi sarà giusto spennare ancor di più gli onesti.
  • # 6
    LA VERITA' E' CHE SIAMO IN UN MARE DI MER.DA
  • Verdemoneta è il blog di
    Abramo Bodini
    Sono una persona semplice, che per passione si interessa da molti anni di economia e di finanza. Tratto spesso di obbligazioni, per ricercare occasioni di acquisto.
    Nell'esprimere le mie opinioni non faccio sconti, e non guardo in faccia nessuno., tantomeno quelli che decidono le sorti di questo paese, le sorti dell'economia, le sorti di una azienda, e dunque la sorte di molte persone.
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    Ferrario Rossano Buongiorno, le giro una nota del presidente di Federmanager di Vicenza, che aiuta a capire come sono andate effettivamente le cose (INPDAI fu costretto a confluire nell'INPS per salvare quest'ultimo.... e non il contrario come dice lei...). Dirigenti, non siamo ladri Prendo spunto da una lettera apparsa sul Giornale di Vicenza di domenica 28 aprile a firma di due sindacalisti della Cgil che prendono un grosso granchio: confondono dirigenti industria con dirigenti commercio ed elencano una serie di affermazioni sul’INPDAI che poco hanno a che vedere con i dirigenti di “Manageritalia” che hanno da sempre versato contributi previdenziali all’INPS. Mi fa piacere però cogliere questa occasione per spiegare una volta per tutte che i dirigenti industriali exINPDAI non hanno rubato a nessuno, e tanto meno all’INPS, le loro pensioni. Nella mia vita professionale ho imparato che bisogna raccogliere i dati e parlare con i fatti, perciò invito i due autorevoli sindacalisti della Cgil a informarsi bene sull’argomento INPDAI, “Manageritalia” e Federmanager per evitare di diffondere confusione. In questo periodo di crisi dovremmo essere coesi e fare squadra. La Cgil farebbe bene a sé stessa e a tutti i lavoratori che rappresenta se dimostrasse un maggiore senso di responsabilità nelle trattative con il Governo, anziché avere sempre una posizione negativa e poco propositiva. Ritornando sull'argomento INPDAI ricordo già che qualche anno fa l'allora Presidente dell'INPS Sassi e del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Lo Tito avevano precisato una volta per tutte come certe accuse fossero del tutto infondate e diffamatorie. L'ente pensionistico dei dirigenti industriali italiani (INPDAI) fu, di fatto, costretto a confluire nell’INPS. Quando nel 2003 ciò avvenne, l’NPDAI vantava, nei confronti dell’INPS, un credito di oltre 1.800 milioni di euro; apportò oltre tutto un patrimonio immobiliare valutato in oltre 3.350 milioni di euro. Tali importi sarebbero stati da soli più che sufficienti a coprire il disavanzo INPDAI per oltre un decennio. INPDAI, all'epoca, si trovava in crescente disavanzo, perché un terzo dei contributi versati dai dirigenti industriali veniva dirottato all'INPS, che se ne appropriava senza erogare alcun servizio alla dirigenza (erano intatti definiti “Oneri impropri”): si trattava di quasi 1.000 miliardi annui di lire. Inoltre, dagli anni '90, 1a Legge 68/1999 aveva deciso che i nuovi dirigenti dei settori industriali emergenti (informatico, logistico e simili: oltre il 20% del totale) avrebbero dovuto versare i contributi all’INPS, mentre i già pensionati sarebbero rimasti in carico all'INPDAI. Ancora: dal 1996 la dirigenza fu obbligata a versare all’INPS un "contributo di solidarietà" per 800 miliardi di lire; ed allo stesso modo, nel perìodo 1991-1993 la categorìa fa chiamata ad un prestito (non a caso detto “forzoso”) che solo di interessi ci costò quasi 200 miliardi di lire. Intorno al 2000 (Ministro di allora era Cesare Salvi) anche INPDAI fu costretta a vendere una parte del proprio patrimonio immobiliare agli inquilini magistrati, politici, sindacalisti, e a qualche dirigente a prezzi vicini al 60% del valore di mercato. Gli immobili infatti, prima della loro vendita, erano affittati a politici, sindacalisti, magistrati e altra crema del Paese, come ad esempio l'onorevole D'Alema che pagava un canone mensile inferiore a lire 200.000 per un appartamento con valore di mercato di oltre un milione (striscia la notizia). Piccolo dettaglio: gli immobili, quasi tutti di. pregio e svenduti per legge, avevano dei portinai che, sempre per legge, rimasero a carico di INPDAI (meditate gente, meditate). Le pensioni INPDAI - a differenza del dirigenti e dipendenti statali, del commercio e simili - hanno sempre avuto un “tetto” insuperabile; non erano certo quelle della dirigenza industriale le pensioni “d'oro” dell'epoca: semmai, i1 contrario. Infine, come è noto, i dirigenti industriali non hanno, per legge e per contratto, la garanzia del posto di lavoro; spesso senza lavoro intorno ai 50 anni (ormai “vecchi" per le aziende), per accedere alla pensione di anzianità non resta loro che pagarsi, attingendo ai propri risparmi i contributi volontari o fare il riscatto di 1aurea per il raggiungimento del minimo di anzianità. Crediamo che tutto questo spieghi assai bene come - evidentemente INPDAI desse “fastidio” e se ne fosse in qualche modo decretata, in alto loco, la sua “eutanasia”. Detto questo, l'enorme disavanzo (destinato a crescere) dell'ex fondo INPDAI, come di tutti gli altri ex fondi “spedali”, e come hanno chiarito gli esperti che abbiamo ricordato all'inizio, deriva dal fatto che dal 2003, con la soppressione anche dell'INPDAI, tutti i “nuovi” lavoratori che vengono nominati dirigenti, versano i contributi nel calderone INPS; mentre tutti i dirigenti che già versavano all’INPDAI ed erano vicini alla pensione, e soprattutto i dirigenti già pensionati, sono rimasti nel fondo ex-Inpdai. Ne consegue che in questo fondo, non più alimentato dai versamenti “nuovi”, ci saranno sempre meno versanti e sempre più pensionati: il disavanzo è matematico, ed aumenterà ogni anno. Ma nessuno “conta” i dirigenti nuovi, che versano i contributi all'INPS. Tanto che proprio i revisori di quest'ente hanno censurato, come non corretto, questo modo di redigere i bilanci di settore. In conclusione: se avessimo potuto gestirci i nostri contributi senza interferenze esterne potremmo essere tuttora, ed abbondantemente, autosufficienti . Se non lo siamo non è certamente imputabile alla categoria. Concludendo, se è vero che le pensioni del dirigenti industria sono più alte rispetto a quelle di altri lavoratori, è vero anche che le responsabilità sono maggiori, che essi non hanno la tutela del posto di lavoro e comunque sulle retribuzioni che hanno poi prodotto quelle pensioni sono stati versati regolarmente e si continua a versare i contributi previdenziali (anche per Istituti per i quali i dirigenti non possono godere: come la mobilità e la cassa integrazione) e pagate le tasse fino all'ultimo centesimo. Mi auguro che i due sindacalisti leggano bene lo scritto affinchè possano essere in futuro meno approssimativi soprattutto quando parlano di argomenti tipo "Le pensioni del Dirigenti : altro che solidarietà". Maurizio Pini Presidente Federmanager Vicenza Giornale di Vicenza - 5 maggio 2009 © 2010 Maurizio Pini - Vietata la riproduzione dei materiali presenti sul sito
    umby Che DIO stramaledica i Banchieri i Bancari i Legislatori e tutti coloro che partecipano ed hanno partecipato a renderci schiavi delle Banche. Stramaledica anche tutti i politici che non hanno mosso un dito contro le banche per lenire il supplizio dei povereacci in mano a tutti gli Istituti bancari (Strozzini legalizzati). Che Dio li stramaledica e li colpisca negli affetti.
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